domenica 26 maggio 2013

La crisi nella società che usa e getta

Da qualche giorno la catena di suicidi provocati dalla disperazione indotta dalla mancanza di risorse economiche sembra essersi arrestata: non so se ciò sia dovuto alla circostanza che l'attenzione dei media si volge continuamente verso temi ed argomenti nuovi o dal fatto che si stia creando un clima di lungimiranza tale da rendere concreta la consapevolezza che ogni problema può essere risolto. A fronte della situazione penso che siamo stati abituati a dare precedenza e priorità alle nostre personali ed egoistiche esigenze e ad adoperarci per appagare tutti i nostri bisogni materiali, spesso nel tentativo di compensare il progressivo svilimento dei rapporti interpersonali caratterizzati da fiducia e sostegno reciproco e di riempire il deserto interiore provocato dall'aver sostituito l'essere con l'avere, le cose con i valori, i beni materiali con le risorse affettive personali. Lo dico impietosamente e senza giri di parole perché, da un lato, credo che nei frangenti come questo andare avanti è possibile soltanto se si uniscono le forze e ciascuno fornisce il proprio contributo, piccolo o grande che sia; dall'altro sono stanca della sostanziale incoerenza manifestata da tutti coloro che invocano la difficoltà economica per non ottemperare ai loro impegni e, dall'altro, programmano spese più o meno consistenti per l'immediato futuro. In proposito è eclatante il caso di una donna che,  determinatasi ad una separazione con condizioni assolutamente sproporzionate per la salvaguardia della propria incolumità ed il bene dei figli, le ha viste ridimensionare e riequilibrare in suo favore dal giudice e, uscendo dal tribunale con l'ex coniuge stravolto dall'intervenuto cambiamento, gli ha proposto di tenere tutti i mobili che lei avrebbe dovuto portare via da casa; e si è sentita rispondere in prima battuta che l'aumento dell'assegno per i figli minori doveva intendersi comprensivo degli assegni familiari da lui percepiti e delle spese straordinarie per le attività ludico-sportive dei bimbi; e, subito dopo, che era opportuno che i mobili fossero portati via al più presto perché lui avrebbe smontato quanto prima la stanza da letto (in cui, aggiungo con l'acredine d'una zitella, forse si sentiva a disagio la sua nuova compagna, entrata in casa pochissimi giorni dopo quello in cui la signora se n'era andata). Ho citato questa vicenda anche per un'altra ragione: per anni la moglie era stata estremamente attiva e funzionale al marito che grazie a lei aveva ottenuto innumerevoli ed insperati benefici ma, alla nascita del primo figlio, aveva delegato il proprio ruolo ai suoi genitori concentrandosi prevalentemente sulla sua realizzazione personale e professionale mentre lei, svilendosi in maniera assolutamente censurabile, si era lasciata assorbire e fagocitare dalle incombenze della genitorialità, fino a quando lo squilibrio fra le due posizioni è divenuto tale da trasformarsi in un'inconcludente serie di reciproche rivendicazioni e provocazioni tali da rendere intollerabile una convivenza che, dieci anni prima, aveva tutti i presupposti e l'occorrente per essere stabile e duratura; come accennato, appena la signora è uscita da casa la porta è stata aperta ad un'altra donna, ex fidanzata del marito che, adesso, vive felicemente con lei e, per converso, trova insopportabile la stessa esistenza della ex moglie che, in un passato non troppo lontano, era stata persino capace di permettergli di ritornare al proprio posto di lavoro stravolgendo orientamenti e prassi di un ministero governativo. Questo mi ha suscitato l'impressione che il loro, al di là della durata temporale, sia stato un rapporto "usa&getta" ed il sospetto che in questo periodo ci siano tante, troppe relazioni improntate allo stesso principio. A me è stato insegnato che non si butta nulla e che si deve imparare a fare con ciò che si ha, quindi gli oggetti, gli affetti, le energie si cambiano, si trasformano, si rinnovano e si accetta che diventino altro, anche se tutt'altro rispetto a ciò che erano all'inizio o all'uso ed all'immagine di cui fruiamo quotidianamente; per questo ritengo che, se e nella misura in cui noi stessi rimaniamo coinvolti e vittime di questo sistema, ne resteremo sopraffatti e schiacciati sia perché, prima o poi, saremo gettati via noi stessi (con le inevitabili conseguenze di ordine pratico e psicologico) sia perché le ansie e le paure generate dai contesti di maggiore difficoltà come quello odierno devono essere superate mettendosi immediatamente e concretamente al lavoro per realizzare risultati che sono la dimostrazione che, comunque, si può e si deve andare avanti. Se, per un attimo, ci fermassimo a ricordare che i nostri nonni hanno affrontato e superato un contesto in cui, quotidianamente, era difficile perfino trovare il pane, comprenderemmo che noi, che viviamo in una società dotata di una miriade di benefici in più rispetto alla loro, possiamo trasformare le difficoltà di ogni giorno nel miracolo dell'essere riusciti a viverlo.

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